Itinerario

Uscendo dall'autostrada a Ponzano Romano-Soratte, prima di prendere la bretella che conduce alla SR 657, merita una sosta la vicinissima Abbazia di S. Andrea in Flumine. La chiesa si colloca in posizione dominante sulle pendici della Via Tiberina a controllo della strada e dei traffici lungo il fiume Tevere. L’edificio attuale corrisponde ad una ricostruzione del XII sec. della primitiva chiesetta fortificata circondata da torri di difesa, delle quali l’unica superstite è stata sopraelevata per essere riadattata a campanile. Il presbiterio mostra un pavimento originario in opus sectile, composto da un mosaico di lastrine di marmo e pietre tagliate nelle più diverse forme. L’area sacra conserva un ciborio antico analogo a quello di San Paolo fuori le mura. Caratteristica peculiare della chiesa è la presenza dello jubè, un pontile che aveva lo scopo di separare il coro dalla navata riservata ai fedeli.

Attraversato il Tevere si entra nel territorio della Bassa Sabina e si raggiunge StimiglianoStimigliano, posta dall'altro lato del fiume Tevere rispetto a S. Andrea in Flumine, rappresentava un feudo importante giacché dalle sue mura era possibile controllare agevolmente i movimenti che si svolgevano in questa parte della Sabina e della valle del fiume. Per accedere al suo centro storico occorre passare attraverso un ponte e una porta ad arco a tutto sesto anticamente sorvegliata dai soldati nel corpo di guardia posto nell'adiacente costruzione cilindrica. Poco oltre, sulla sinistra, si osserva il portale in bugnato di accesso al castello Orsini la cui edificazione risale intorno al XIV secolo. Il suo aspetto originario è stato modificato nel corso dei secoli, così come quello dell’altra torre del castello che oggi accoglie un orologio. Sulla sua sommità i merli ghibellini sono rimasti gli unici elementi architettonici che rimandano alla precedente funzione difensiva. Il castello è di proprietà privata e alcune parti di esso sono in vendita. L'amministrazione comunale sta lavorando per permettere le visite al cortile e alla cappella gentilizia.

Attraverso la SP 52/c si arriva rapidamente a Selci, un possedimento farfense che passò sotto la diretta giurisdizione della Santa Sede per effetto delle donazioni carolinge, diventando un castrum speciale. Il suo centro storico è tuttora racchiuso dalle antiche mura ed è accessibile attraverso la porta principale, controllata dall'alta torre civica, una delle poche restaurate e accessibili al pubblico insieme alla torre Ugonesca di Montopoli di Sabina. Dalla sommità di entrambe le torri si gode una vista sul bellissimo paesaggio circostante. Continuando sulla SP 52/c, con una piccola deviazione sulla destra, si arriva a Vescovio (frazione di Torri in Sabina), sede dell'antica cattedrale dei Sabini, S. Maria della Lode che perse il suo ruolo di sede episcopale nel 1495 a favore di S. Liberatore a Magliano Sabina. Sorta nei pressi di Forum Novum, fu distrutta nel IX secolo dai Saraceni, quindi ricostruita e restaurata più volte fino a conservare le caratteristiche romaniche del XII secolo. Isolata fra i cipressi, in una zona pianeggiante disseminata di ruderi romani, presenta una facciata a capanna semplice, parzialmente coperta dalla torre campanaria, sviluppata su cinque ordini, con unico portale preceduto da un cortile quadrangolare sul quale si affacciano costruzioni più tarde. L'interno, ad una sola navata, conserva il notevolissimo ciclo pittorico realizzato nei primissimi anni del 1300 da maestri della scuola romana del Cavallini. Originariamente le scene erano trentadue e scandivano i muri laterali, suddivise in due registri. Sulla controfacciata invece è dipinto un grandioso giudizio universale.

Riprendendo la SP 52/c, al bivio di Borgonuovo, si gire a destra e si imbocca via della Fontana. Continuando per pochi minuti si giunge a Tarano, centro particolarmente importante nel XII e XIII secolo. A testimonianza di ciò l'attenzione che i Rettori del Patrimonio avevano per il rafforzamento della struttura difensiva del castrum, tanto da progettare la costruzione della rocca edificata poi rapidamente nel 1331. Da quel momento Tarano diventò il caposaldo principale dell’organizzazione difensiva della Chiesa in Sabina, sede quasi costante del vicario e del vicetesoriere, presidiata da una guarnigione stabile al comando di un castellano. Passeggiando fra le vie del borgo si nota l'alto campanile della chiesa di S. Maria, le cui vicende riflettono il ruolo dominante del paese nel sec. XIII: in tale periodo la chiesa, originariamente ad una sola navata, fu ampliata di due navate laterali per rispondere all'aumento demografico. Questo intervento comportò l'inglobamento della torre nolare, originariamente distaccata dalla facciata. Per sorreggere la navatella destra, collocata su un pendio molto scosceso, fu necessario inoltre creare esternamente una struttura di supporto, dalla quale furono ricavati dei locali adibiti a botteghe.

Da Tarano si procede poi in direzione Montebuono prendendo la SP 54. Arrivati al paese si può scegliere: proseguire per Magliano Sabina e visitare la Cattedrale di S. Liberatore e la splendida cripta romanica decorata con degli affreschi del sec. XV nel santuario della Madonna delle Grazie, chiesa costruita nel sec. XIX sui resti di un'antica rocca medievale; oppure perdersi fra i verdi colli di Montebuono alla scoperta delle chiese di S. Pietro ai Muricento in località Grignano o di S. Maria Assunta nei pressi del castello di Fianello. Entrambe le chiese sorgono sui resti di due ville rustiche di epoca romana e contengono materiale di spoglio. L'architettura di S. Pietro è un felice connubio tra diverse epoche: il periodo romano, testimoniato dalle pavimentazioni originali a mosaico, dalle decorazioni marmoree e dai possenti muri; il medioevo, con l'impianto romanico dell'edificio; il rinascimento, con gli affreschi quattrocenteschi di Iacopo da Roccantica e di vari maestri pittori anonimi di tipica scuola giottesca. Qualche critico d’arte, non senza un certo fondamento, ha voluto vedere nella splendida Annunciazione, la mano del Beato Angelico. Da segnalare anche l'affresco de La Madonna dell’Ulivo, che prende spunto da una miracolosa apparizione avvenuta in Assisi nel 1399 e si lega al movimento penitenziale dei Bianchi che per il grande giubileo del 1400 percorsero l’Italia intonando laudi alla Vergine Madre.

Sulla via di ritorno, proseguendo sulla SP 54 in direzione Terni, si incontrano le due fortezze, Rocchette e Rocchettine, che sorgono nel punto in cui la valle subisce un forte restringimento, a strapiombo sulle acque del torrente Aia. La fortificazione di Rocchettine ci appare, ora come un tempo, a guardia della via di comunicazione che collegava la città di Rieti alla valle del Tevere e quindi a Roma. Non appena si varca la porta d’accesso al borgo fortificato sembra proprio di immergersi in un'altra epoca, sebbene sia in stato di abbandono. Rocchette, invece, da centro essenzialmente fortificato, divenne nel tempo un centro rurale pur conservando il tessuto originario con i muraglioni che cadono a strapiombo sulla valle sottostante e la via d’accesso principale che entra nell’abitato tramite una porta d’ingresso.

Lungo la SR 313 si può ammirare il borgo di Vacone caratterizzato da una struttura medievale un tempo costituita da mura merlate, della quale rimane solo il torrione quadrato difeso nella parte superiore da una caditoia. Sulla piazza principale del paese si trova la porta di accesso al paese sul cui arco è ancora visibile il fregio scolpito in pietra dei marchesi Marini-Clarelli, gli ultimi e attuali proprietari del castello. Anche il vicino Configni conserva l'impianto medievale. Passeggiando tra i suoi vicoli ci si può imbattere nei resti del castello, inoltre dal paese partono due percorsi che giungono alle rovine di un'altra fortezza.

Prendendo la SP 48 si arriva a Cottanello. Il borgo mantiene ancora l'aspetto di castrum speciale con la doppia cinta muraria concentrica ed uno spazio interstiziale per la ronda, l'attuale via del Corridoio, che consente ancora oggi di passeggiare intorno a tutto il paese. Resistono al tempo anche alcune torri di vedetta situate presso i due portoni di ingresso. ll portone a nord è la Porta del Regno, così chiamata perché affacciava verso il Regno di Napoli, ricostruita nel 1572 e rimasta in piedi accanto all'abside circolare della attuale chiesetta di S. Luigi che in origine era la torre di vedetta. Attualmente è l'ingresso del paese ma probabilmente, nel periodo medievale, era una porta secondaria la cui salita di accesso ha rimpiazzato nel tempo quello che fu il ponte levatoio. La porta a sud è la Porta Romana, chiusa da una torre ben conservata. Nel 1868 il sindaco fece abbassare le mura castellane di 1,50 m, così andarono persi i passi delle guardie e le merlature i cui contorni sono visibili sulla torre quadrata che si erge sulla via del Corridoio dopo Porta Romana.

Non ripartite da Cottanello senza aver visitato prima l'Eremo di S. Cataldo: all'interno si possono ammirare i più antichi affreschi in stile bizantino della Sabina, di particolare bellezza, come il millenario dipinto del Redentore; nell’affresco ci sono chiari riferimenti a S. Francesco d’Assisi, come il Tau che lo identifica. Il vicino centro storico di Montasola conserva tuttora la struttura medievale con la grande porta d’ingresso sormontata da un architrave in legno e le vie a spirale che portano in cima alla rocca. Intorno, oltre alla torre con base a scarpa, si trovano avanzi delle mura di cinta.

Proseguendo la strada SP 48 si arriva alla successiva tappa di questo percorso. «Davanti alle porte del paese bisogna fermare la vettura e attaccare i cavalli, poiché non ci sono strade, ma solo viuzze a gradini: le piazzette, gli archi, i cammini di ronda, quasi tutto è rimasto come mille anni fa», raccontava il pittore Giovanni Fattori a fine '800. Torrioni, camminamenti, rivellini, feritoie, casematte, percorsi obbligati sono i testimoni della storia e delle origini medievali di Aspra, l'attuale Casperia. Il suo centro storico è uno straordinario esempio di architettura medievale: la struttura del paese è a bulbo di cipolla, con strade a cerchi concentrici che via via si restringono, inerpicandosi sui versanti del colle sino a culminare in piazza S. Giovanni Battista ove si erge l’omonima chiesa. L’abitato è raccolto nelle mura – definite dal Giustiniani «un vero capolavoro di architettura militare e di consumata arte difensiva del XIII secolo» – a cui si può accedere (esclusivamente a piedi) solo attraverso Porta Romana e Porta S. Maria in corrispondenza della quale si può ammirare anche un orologio che segna l’ora canonica medievale. Arroccato su una collina boscosa prospiciente Casperia, vi aspetta poi il convento di Montefiolo il cui nome deriva da Mons filiorum Ugonis comitis essendone proprietari nel Medioevo i figli del conte Ugone, signore di diversi feudi in Sabina. Su questo colle fu edificato un castello poi distrutto nel 1328. Nel 1368 il castello fu donato a Giovanni di Sant'Eustachio che poco dopo lo cedette alla comunità di Aspra come terreno da pascolo con il solo obbligo di costruirvi una chiesa e l'abitazione per due religiosi che pregassero per le anime del conte Ugone e dei suoi successori. Questa volontà fu realizzata soltanto nel 1558, sotto il baronato di Ostilio Savelli, che fece costruire un convento e la chiesa del Ss. Salvatore per i frati cappuccini. A pochi chilometri sorge Roccantica circondata da boschi e sovrastata dal Monte Pizzuto (1288 metri di altitudine), la seconda cima della Sabina – la prima è Tancia, quattro metri più alta. Il borgo offre al visitatore un dedalo di vicoli medievali che si possono percorrere, attraverso gradoni paralleli, partendo dal punto più alto, contraddistinto dall’antico torrione di difesa, giù fino alla grande piazza alla base del paese che ne costituisce oggi la via di accesso principale. Il torrione, a sezione quadrata, campeggia su una triplice cerchia di mura. La prima cerchia con gli ancora ben visibili contrafforti, la seconda con le tre porte: il Portone (o Porta Reatina), Porta Nuova e la Porta dell’Arco. Di questa cerchia è integro un torrione e visibile un lungo tratto. La terza cerchia di mura è interamente inglobata nelle case; un tempo in essa si apriva la Porta Romana tramutata poi dagli Orsini nell’ingresso rinascimentale detto Le Colonne. Per assaporare l'atmosfera medievale, si raccomanda la manifestazione Medioevo in festa […]. A rendere magica l’atmosfera sono le esibizioni dei gruppi formati dai giovani di Roccantica: suonatori di chiarine, tamburini, sbandieratori, danzatrici, musici, mangiafuoco, cacciatori.

Usciti dal paese, a poca distanza, si incontrano Poggio Catino e Catino. Sulle rovine del castello di Catino svetta ancor oggi la torre longobarda di forma pentagonale alta più di venti metri. Costruita con frammenti di pietra a fitta tessitura muraria talvolta avvicendata con blocchi di maggiori dimensioni e spigoli perfettamente regolari, si restringe verso la vetta per successivi quattro livelli. Restano ben conservate, oltre alla torre, la cortina sul lato est e i due torrioni d'angolo. Nel sec. XVII il castello di Catino risulta abbandonato. Gli Olgiati iniziarono la completa ristrutturazione del castello di Poggio Catino, che intanto nel Basso Medioevo era venuto ad affiancarsi a quello più antico di Catino, mentre ai piedi di quest’ultimo cresceva un vero e proprio borgo anch’esso sull’orlo della voragine. La struttura appare più vicina alla tipologia della rocca piuttosto che a quella del castello vero e proprio, che viceversa sembra appartenere maggiormente alla primitiva struttura del dirimpettaio Palazzo Olgiati di Poggio Catino. Da segnalare i percorsi escursionistici che conducono agli eremi di S. Michele e S. Leonardo, luoghi ancor oggi capaci di suscitare un vivo sentimento religioso nella popolazione locale. Abbandonati i Monti Sabini l'itinerario prosegue a Cantalupo in Sabina, dominato dal Palazzo Cesi-Camuccini, uno degli edifici che meglio testimoniano il passaggio da castrum a fortezza e poi dimora. La rocca di Cantalupo fu edificata su un preesistente fabbricato di epoca romana e modificata nel corso del tempo dai diversi signori che si avvicendarono, fino ad assumere quell’aspetto piuttosto severo impressogli dai Savelli e che il cardinal Pierdonato Cesi, quando ne entrò in possesso nel 1566, volle cambiare trasformando il castello in una dimora più moderna dalle forme rinascimentali. Nella ristrutturazione si lasciarono pressoché integri i volumi originali del castello Savelli, in particolare nel versante che guarda la vallata, mantenendo anche i torrioni d'angolo, mentre il prospetto venne arricchito con una facciata in travertino sviluppata su due livelli di portico e loggia, quasi un apparato architettonico teatrale. Il palazzo è di proprietà privata e viene aperto al pubblico soltanto in occasioni straordinarie. Fuori dall'abitato, contattando il comune, è invece possibile visitare la pieve di S. Adamo, che presenta un interno a navata unica con abside circolare e conserva fedelmente numerosi affreschi quasi interamente conservati risalenti al sec. XV.

Percorrendo la SR 313 in direzione Passo Corese, alla rotatoria si incontra la via di accesso a Poggio Mirteto, la cui cattedrale S. Maria Assunta è stata più volte descritta all'interno della presente guida. Più interessante, è forse la piccola chiesa di S. Paolo, ormai inglobata nell'espansione urbanistica del paese. Antico come Poggio Mirteto, a sua volta fondato intorno alla metà del sec. XIII, l’edificio sacro non lascia presagire i suoi tesori. La facciata è semplice con portale e rosone in pietra ma, varcata la soglia, la meraviglia si fa allora più grande: infatti, le pareti conservano ancora gran parte di quegli affreschi che un tempo le coprivano completamente. Va evidenziato come i dipinti si articolino in un continuum che va dal XIII al XVI secolo con un’alternanza di temi e stili che rende la visita di grande interesse. L’edificio è a navata unica con quattro ampi archi a sesto acuto che polarizzano lo sguardo verso l’abside. Nella controfacciata, sulla destra, troviamo forse gli affreschi più interessanti: una Deposizione di Cristo di scuola giottesca e L’Incontro dei Vivi e dei Morti.

Uscendo dal paese, in località Fuori Dazio, vi è il bivio che conduce a Castel S. Pietro (con il Palazzo Bonaccorsi) e al castello di Bocchignano. Da Castel S. Pietro di può proseguire fino a Salisano, dove troviamo Rocca Baldesca, fondata nel V secolo dai Tebaldi da cui ne prende il nome. È certamente tra i più scenografici castelli scomparsi della Sabina. Dell’antica rocca rimangono ancora oggi la caratteristica torre, un edificio a due piani con frantoio e macine e poco distanti sei pozzi per il grano.  A conclusione di questo itinerario, non si può non suggerire di proseguire all'Abbazia di Farfa, regista più o meno occulta delle vicende che coinvolsero la Sabina nel periodo medievale, nonché capolavoro indiscusso di arte e architettura.