Itinerario

Uscendo dall’Autostrada A1 al casello di Ponzano-Soratte, ci possiamo far suggestionare dall’antico acquedotto di Fonte Cantaro, a Stimigliano: è un sistema idraulico lungo circa 300 metri le cui origini sono avvolte ancora nel mistero. Probabilmente risale al periodo precedente la romanizzazione dell'area della Sabina e delle vicende legate alla nascita ed espansione dell'Agro Foro Novano di cui questo territorio era parte.  Proseguendo sulla strada Sabina SR 657, nel territorio di Collevecchio è situata la necropoli di Poggio Sommavilla, che ha restituito agli archeologi numerosissime testimonianze sul popolo sabino. Come tutte le necropoli faceva capo ad un centro abitato. Le testimonianze di insediamento nella zona coprono un arco temporale che va dal X sec. a.C. al periodo romano. Oggetto di scavo già dal XIX sec., il sito della necropoli era chiamato I Grotti. Già allora vennero alla luce una decina di tombe, i cui corredi però furono venduti a diversi musei in Italia e all’estero: tra questi la famosa fiaschetta, conservata presso il Museum of Fine Arts di Boston (Usa), con un’iscrizione che è considerata il più antico esempio di scrittura sabina. Molti altri reperti possiamo ritrovarli nel Museo civico archeologico di Magliano Sabina, […] ospitato a Palazzo Gori ed organizzato in quattro sezioni dedicate all'età del Bronzo, del Ferro, alla cultura sabina arcaica e all'epoca ellenistica. L'intento del museo è quello di proporre un contatto diretto tra un pubblico di non specialisti e la cultura del passato sviluppatasi sul territorio immediatamente circostante. Da Magliano, attraverso la SP 54, arriviamo a Montebuono, paese che affonda le radici della sua storia nella Roma imperiale come testimoniano i resti imponenti della villa di Marco Agrippa (63-12 a.C.) console, amico e genero di Augusto – presso la chiesa di S. Pietro ai Muricento. Proseguendo poi in direzione Calvi dell’Umbria, si arriva a Fianello, dove si trovano i resti venuti alla luce dopo gli scavi archeologici effettuati negli anni ’50 di un’antica villa romana, appartenuta probabilmente ai Flavi, situata dietro l’abside della chiesa di S. Maria. Ne sono visibili pochi ruderi, realizzati in opera laterizia, forse datati II sec. d.C. Sullo stesso luogo è stata successivamente edificata e rimaneggiata a più riprese la sopracitata chiesa paleocristiana e poi romanica. Tornando a Montebuono e seguendo le indicazione per Rieti incontriamo Vacone, la cui terra è ricca di siti storici ed archeologici di enorme importanza; è possibile ricostruire un “itinerario oraziano” che ripercorre tutte le località che fecero da scenario all'opera del poeta Quinto Orazio Flacco (65-8 a.C.), tra cui la villa donata da Mecenate al poeta. Sono ancora visibili numerosi resti tra i quali quelli dei monumentali criptoportici, del ninfeo, delle pavimentazioni ad opus spigatum e alcune strutture produttive necessarie all'autarchia ed al sostentamento del complesso abitativo. Dalla villa ci spostiamo alla celebre Fonte Bandusia e poi al bosco sacro del Pago. Solo 10 km, prendendo via Castagneto, distano dalla villa romana di Cottanello, famosa per i suoi mosaici, appartenuta alla famiglia romana del legato Lucio Aurelio Cotta. La villa rientra nella tipologia della domus ad atrio e peristilio, è caratterizzata da uno sviluppo planimetrico abbastanza articolato e presenta la maggior parte degli ambienti decorati da interessanti pavimenti musivi dal repertorio particolarmente ricco. Ulteriori e cospicue tracce di abitati romani si incontrano scendendo per la SP 48 e poi per la SR 313, da Cottanello verso Torri, in località Vescovio.  Alcuni scavi effettuati qualche decennio fa hanno riportato in luce gran parte della zona pubblica dell'abitato di Forum Novum: una vera e propria cittadina con il foro, la basilica, alcune botteghe, un tempio. Lungo le vie di accesso sono ancora ben visibili i nuclei, più o meno conservati, di monumenti funerari e delle arcate d'un acquedotto. Sempre a Vescovio, è presente la sede del Museo territoriale dell’Agro Foronovano.

A 5 minuti da Vescovio, prendendo la SP 52/c possiamo scorgere lungo via Tulliano, tra Selci e Cantalupo in Sabina, il complesso archeologico del Tulliano, villa rustica di età adrianea, appartenente, secondo l'opinione comune, a Marco Tullio Cicerone (proprietà privata, sede dell’omonima azienda agricola). Via Tulliano si ricongiunge con la SS 313 con la quale raggiungiamo Poggio Mirteto. Prima di salire verso il centro abitato, a ridosso della stazione ferroviaria, troviamo le rovine dell’insediamento Castellacce di Montorso, che presentano resti dell’età preromana sino ai ruderi del piccolo castello che controllava il guado sul Tevere. Per tutta l’area si trovano reperti di ville romane, di insediamenti e necropoli arcaiche e di strumenti paleolitici. Salendo dalla SR 313 per via Provinciale Stazione ed oltrepassando il centro abitato di Poggio Mirteto, in località San Valentino, possiamo ammirare la Villa dei Casoni. I ruderi della villa sorgono sul territorio appartenente al comune di Montopoli di Sabina ma l'accesso è più agevole da Poggio Mirteto. La villa, costruita nel II secolo a. C., è stata riconosciuta da alcuni studiosi come villa di Marco Terenzio Varrone. Doveva essere molto lussuosa per la presenza di marmi, mosaici, intonaci policromi affrescati. Il ninfeo, con nove nicchie, è composto da un muro alto quasi sei metri e largo cinquanta, parallelo al criptoportico. Da Poggio Mirteto, prendendo la SP 46, costeggiamo i borghi di Bocchignano e Castel S. Pietro, in direzione Mompeo. Salendo sono presenti nell’area archeologica importanti monumenti funerari a torre e, in località Monte, la villa Romana. Spostandosi in direzione Castelnuovo, è possibile ammirare il Ponte sul Farfa, una delle testimonianze più suggestive della presenza dei Romani in terra sabina. Per approfondimenti storici e archeologici sull’area si può visitare il Museo civico archeologico di Fara in Sabina. Nel museo sono esposti i reperti provenienti dagli scavi archeologici relativi ai due insediamenti principali dell’antica Sabina tiberina: Cures ed Eretum, citati dagli scrittori romani per il ruolo che svolsero nella storia della fondazione di Roma e della civiltà romana.