Itineario

Prima tappa di questo viaggio è Forano, raggiungibile facilmente con l'autostrada A1 grazie alla vicina uscita di Ponzano Romano-Soratte oppure con il treno FL1 Fiumicino-Orte che ferma nella frazione Gavignano. Il 20 gennaio fin dal lontano 1390, i foranesi vengono catapultati fuori dal letto alle 5,15 da suoni, canti, botti e urla festose per la Sveglia di S. Sebastiano, patrono del paese. La banda musicale, a cui si unisce man mano la popolazione, passa sotto ogni casa per svegliare gli abitanti, come nella storia, preoccupati di un possibile furto della statua del santo da parte dei vicini Ponzanesi. La festa termina con una colazione collettiva. La chiesa dedicata al santo, che conserva al suo interno pregevoli affreschi, ha subito interventi di restauro nel 1710. Da segnalare le sagre del pangiallo e della nociata, dolci tipici, che si svolgono rispettivamente a Forano e a Gavignano per l'Epifania.

Da Forano a Stimigliano il passo è breve, pochi km separano i due paesi collocati su colli che si fronteggiano. Le feste stimiglianesi strettamente collegate al cibo sono quella di San Giovanni Bosco, festeggiata per motivi climatici a fine giugno, dove si può assistere al Gran premio delle Carrettelle e riempire gli stomaci alla sagra della ciambella stimiglianese e quella dei santi patroni Cosma e Damiano, celebrati il 27 settembre con una processione accompagnata dall’esibizione della banda musicale, con la sagra del fallone – un calzone ripieno di verdure, tipico del paese. Degna di interesse è la chiesa dei SS. Cosma e Damiano, costruita nella prima metà del sec. XVII per volontà del marchese Enrico Orsini, con una struttura a tre navate. Ampiamente rimaneggiata, conserva alcune pregevoli tele tra cui un dipinto raffigurante un intenso e drammatico Gesù deriso, attribuito ad un ignoto seguace della scuola caravaggesca, o, come appare più probabile, fiamminga.

Percorrendo la strada SR 657 Sabina si arriva a San Polo, frazione di Tarano, in cui il tempo sembra essersi fermato. Qui nel 1495, nel trambusto generato dal trasferimento della cattedrale da Vescovio a Magliano, per impedire che importanti reliquie di S. Barnaba fossero trasportate nella nuova sede episcopale, gli abitanti si impadronirono delle stesse. Il papa reagì interdicendo la popolazione che fu costretta a vedersi negare i sacramenti per circa dieci anni. L'apparizione di Maria ad una giovane contadina liberò il paese dall'interdetto e riavvicinò la popolazione alla Chiesa. Da allora l'11 giugno si portano in processione i resti di S. Barnaba fino alla Chiesa della Madonna della Noce (da visitare per la bellezza degli affreschi cinquecenteschi), sorta nel luogo dell'apparizione. Le feste patronali sabine sono contraddistinte dalla presenza di festaroli o signori. Si tratta di culti familiari caratterizzati dalla circolazione della statuina del santo presso le famiglie, secondo un articolato sistema cerimoniale-rituale che vedono la partecipazione spesso di tutta la popolazione. A primavera, il 23 di aprile, si celebra S. Giorgio, il patrono di Tarano, a suon di fave e pecorino.

Da Tarano, riprendendo la SR 657, si raggiunge Magliano Sabina dove il 15 maggio si tengono i festeggiamenti del patrono S. Liberatore, a cui è dedicata la cattedrale. Nel 1495, per volontà di papa Alessandro VI, divenne sede della Diocesi di Sabina e fregiata del titolo di città. Nel Settecento fu completamente ristrutturata in stile tardobarocco dall’architetto Barigioni. L'interno della chiesa, a tre navate, conserva, oltre agli affreschi settecenteschi, la Pala Falconi attribuita ad un certo Maestro di Narni del 1409. Nella sagrestia viene serbata una croce cesellata del Quattrocento, di probabile scuola abruzzese. Essa viene portata nelle processioni insieme alla statua del santo benedicente, trasportata a spalla da un gruppo di portatori del luogo. La storia del culto di S. Liberatore è strettamente connessa con le vicende politiche e le circostanze relative alla traslazione delle reliquie del santo e la conseguente sostituzione e sovrapposizione delle stesse con le reliquie di un altro santo: l'abate S. Liberato. Il santo di Magliano è per così dire un santo doppio, perché è riconosciuto sia come S. Liberato sia come S. Liberatore. Durante i festeggiamenti, che durano diversi giorni, ampio spazio viene dato ai piatti della gastronomia tradizionale.

Spostandoci sulla provinciale SP 54 si arriva alla vicina Montebuono dove, a giugno, per la Pentecoste, si ripete la tradizione di esporre lumini alle finestre e di accendere un grande falò in segno di devozione e buon auspicio. La comunità si intrattiene attorno a 'u focaracciu sino al suo spegnimento assistendo al rituale del salto del fuoco e trascorre il tempo tra canti, musiche e balli popolari tradizionali. Sulla brace avanzata si cucina la saporita carne locale. Il giorno dopo, dal paese parte il pellegrinaggio per la badia di S. Benedetto che si trova a una altitudine di circa 800 di altitudine. La chiesa fu costruita nel 746 da Carlomanno, ed è dotata di un bellissimo altare sovrastato da una tela raffigurante il santo, insignito di un bastone pastorale.

Continuando sulla SP 54 ci si immette sulla SR 313 fino a giungere Vacone, paese che prende nome dalla dea sabina Vacuna, ai cui fasti è dedicata una rievocazione storica in costume. Tre giorni a fine giugno per conoscere e degustare antiche ricette romane, prelibatezze gastronomiche artigianali e per scoprire nuovi e suggestivi percorsi turistico-ambientali. Il 27 dicembre, invece, si può assistere alla festa per S. Giovanni Evangelista e degustare la padellaccia, piatto umbro-sabino a base di ritagli di carne di maiale appena macellato.

Continuando sulla SR 313, in pochi minuti, si giunge a Configni, dove il 12 marzo si svolge la festa del patrono S. Gregorio Magno che si caratterizza da una solenne processione e da festeggiamenti popolari con l’esibizione di bande musicali e la sagra delle frittelle. La chiesa dedicata al santo si trova nel cimitero del paese, fuori dall'abitato. L'edificio custodisce la statua del papa Gregorio Magno benedicente all'interno di una struttura di marmo con colonne scanalate, impreziosita da una nicchia absidale decorata.

Da Configni parte la SP 48 che collega i paesi alle pendici dei Monti Sabini. Prima tappa è Cottanello, dove il 10 maggio nel centro storico si svolgono i festeggiamenti di S. Cataldo con la manifestazione I vicoli dell’arte e dei sapori. Per l'occasione, le cantine del centro storico vengono allestite a botteghe artigiane in cui è possibile vedere i mastri artigiani all'opera e le locande gastronomiche che servono solo i piatti tipici della cultura sabina, tra cui gli stringozzi. Degno di nota è l'Eremo di S. Cataldo, incavato in una gigantesca roccia granitica che si apre al pubblico per la messa e per le visite guidate, occasione da non perdere se si vogliono ammirare gli straordinari affreschi bizantini risalenti al X secolo. Ad essi si affiancano gli ex voto, alcune rappresentazioni barocche che ornano la volta e il cinquecentesco affresco della Vergine con Gesù Bambino. Suggestiva anche la scalinata costruita sui resti della vecchia strada conosciuta come il Cammino di Francesco, percorsa dal santo di Assisi per raggiungere i paesini limitrofi. Seconda tappa sulla SP 48 è Montasola per la festa di S. Antonio Abate insolitamente la terza domenica di agosto con la distribuzione delle tipiche ciambelle. Proseguendo sulla SP 48 incontriamo Casperia, il cui santo patrono, S. Giovanni Battista, viene celebrato il 24 giugno. In occasione dei suoi festeggiamenti si svolge la manifestazione Castrum Asprae, una rievocazione storica medievale in cui si possono gustare le lumache al sugo piccante. La chiesa dedicata a S. Giovanni Battista fu ristrutturata e ampliata nel XVI secolo. Della costruzione originaria del sec. XIII rimane soltanto la bella torre campanaria con loggetta terminale e due ordini di doppie bifore. Degne di nota, al suo interno, la pala d’altare raffigurante il Battesimo di Gesù firmata da Jacopo Siculo (pseudonimo di Giacomo Santoro) nel 1524 e la statua lignea di S. Sebastiano della scuola abruzzese del sec. XVI.

Da qui si può fare una gita a Roccantica in occasione della festa di S. Giuseppe, il 19 marzo, e approfittarne per assaggiare i frittelli. Durante la sagra, ben sette quintali di cavolfiori vengono infarinati, fritti e offerti in piazza ancora caldi. La chiesa di S. Giuseppe è stata fatta erigere dal marchese Giuseppe Vincentini tra il 1690 e il 1696 su progetto di Francesco Fontana, figlio del più celebre Carlo. Ospita al suo interno un altare sotto cui è sepolto S. Alessandro, un palco con organo d'epoca e uno Sposalizio della Vergine di scuola cortonesca. La festa della Madonna di Piedirocca, imperdibile per ogni roccolano, cade invece la seconda domenica di settembre. Basta prendere la SP 48c Spineto per immettersi sulla SS 313 e trovare al km 19 il bivio per la pieve di S. Adamo, a Cantalupo in Sabina. Tra le feste popolari, la Festa di Maggio il 3 maggio è sicuramente quella più sentita ed una delle più antiche: fin dal 1846 i Cantalupani festeggiano il beato Adamo a ridosso della chiesa ad esso dedicata con una fiera del bestiame e una serie di attività che ricordano le tradizioni contadine, fra cui la colazione salata composta da ciambelle all'anice, pizze di pasqua, frittate con erbe, asparagi, carciofi e quant'altro fosse avanzato dalle preparazioni per la Pasqua. La chiesa, costruita sui resti di uno dei primi centri abitati che ha poi costituito il castello di Cantalupo, ospita una serie di affreschi di pregevole fattura, ritraenti i protagonisti di molti dei culti diffusi nella Sabina nel medioevo: oltre al Beato Adamo, anche la Madonna del latte, S. Sebastiano, S. Antonio da Padova, S. Lucia e S. Leonardo. Da segnalare anche la Festa della Beata Vergine Maria ad agosto, durante la quale avviene la distribuzione del melone Cantalupo. Ultima tappa di questo itinerario è Montopoli di Sabina, con i festeggiamenti per S. Michele Arcangelo il 29 settembre che si protraggono per oltre una settimana. Eventi religiosi, culturali, sportivi e gastronomici, coinvolgono l'intera popolazione e nelle vie di tutto il borgo. La pizza fritta, dolce o salata, è il cibo tradizionalmente associato a questa festa. Con l'occasione si può visitare la chiesa dedicata al santo, il cui nucleo originario risale alla seconda metà del XII secolo.